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Percezione dell’esperienza d’amore. Così recita il sottotitolo del libretto
esile ma intenso che Marinella Galletti ha da poco pubblicato. Così si
intitolava pure la personale tenutasi nel settembre scorso al Museo MAGI900 di
Pieve di Cento (Bologna). Verrebbe da dire ut pictura poesis perché davvero i
suoi versi sono cosa unica con le installazioni riprodotte nelle prime pagine.
Colpisce subito il titolo: non più Adamo ed Eva, bensì Eva e Adamo a
sottolineare che lo sguardo che discende sui versi è quello di Eva: «Ogni
traiettoria del mio sguardo giunge al fuoco | delle cose e si fa immagine per
sempre. | Guardare e divenire. Guardare ed essere. Un | oggetto, un tessuto
lasciato sul divano, una tenda | alla finestra, anche un sacchetto di carta |
appallottolato diventa oggetto della mia | coscienza. Diventa nuova conoscenza
di me, | di come sono. Adesso» (p. 13).
È altrettanto chiaro che questa volta Marinella Galletti ci conduce al limite
estremo della poesia; quel limite che porta alla prosa; quel limite intuito come
dice lei stessa (p. 15). Del resto un po’ ci siamo abituati a vedere nei suoi
componimenti un doppio delle sue installazioni. Possiedono quasi la stessa forma
e producono lo stesso effetto di sospensione, di attesa, di pausa, di
riflessione.
È una ricerca costante delle sfumature a dare voce ai sentimenti tra i due
progenitori. E non c’è percezione del peccato; soprattutto di “quel” peccato
calato sulla donna più per pregiudizio che per reale colpa: «Sento questo boato.
| Calato e potente. Raccolto e compreso nel suono | della realtà, trasferito al
frastuono delle | moltitudini come cosa ormai certa e allora | prediletta.
Percorrendo la città e scoprendo che | ogni luogo è fatto per sostare. Sento
molte voci. | Sento questa voce» (p. 14).
E lo scavo prosegue di componimento in componimento dove il gioco di continui
rinvii e riprese rende il macrotesto una sorta di monologo spezzettato eppur
unitario. Gioco di specchi tra i due amanti che si riflettono occasionalmente in
altre coppie incontrate; ma queste sono come ombre, destinate a scomparire, come
certe luci fatue. «E poi sempre più consapevoli che ci siamo noi, | che è di noi
che stiamo per occuparci. Nel | profondo della nostra consistenza, materialità e
| psiche. Siamo qualcosa da vivere come un’ | esplorazione. Una situazione
perfetta» (p. 16). E le conquiste di questa ricerca continua vengono scandite
dai ricorrenti improvvisamente in apertura dei testi (in due casi siamo posti di
fronte a due riprese lessicali anaforiche che rafforzano la struttura del
macrotesto: «Improvvisamente io e lui ci amiamo. | Succede che siamo io e lui su
questa spiaggia…», e «Improvvisamente io e lui ci amiamo. | Succede che siamo io
e lui su questo campo…).
È la scoperta dell’amore a segnare in profondità questo ciclo: piccoli gesti di
una quotidianità apparentemente atemporale sottraggono con forza Eva e Adamo a
un destino già scritto per riconsegnarli alla loro vita sentimentale; lo spazio
circostante è la cornice dentro la quale loro due si muovono in simbiosi («io e
lui» è l’endiadi erotica su cui ruota ogni cosa nei testi); lo spazio dove
liberamente si consegnano all’amore: «L’amore mi sorprende e non so,
assolutamente | non so se sapremo essere io e lui qualcosa di | reale, so
soltanto che l’amore mi coglie abitando | la mia casa e invadendo la via. |
L’amore visita il mio tempo presente. | L’amore supera ogni apprendimento. |
L’amore accresce moltitudini nella città | restituendomi alla mia libertà» (p.
21).
Alleo.it
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Recensione |
| Eva e Adamo. Percezione dell’esperienza d’amore |
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arte
poesia
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| Autori |
| • | Marinella Galletti |
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Edizione:
Nuove Carte
Ferrara 2008 |
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| Prefazione di Alfonso Lentini. Progetto grafico di Nedda Bonini e Silvia Casotti. Fotografie di Stefano Ghelfi - pp. 24 |
| prezzo: € 6,00 |
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| Recensione a cura di |
| • | Fabio Micheli |
Pubblicata su: Alleo.it nr.2/2009 |
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